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Operare in marginazione

02 Febbraio 2018
Categoria articolo: 

Per investire in borsa sfruttando la leva finanziaria non è necessario utilizzare esclusivamente strumenti derivati.

La maggior parte del broker specializzati in trading online consente la compravendita di strumenti finanziari non derivati (come ad esempio azioni) attraverso una modalità di negoziazione particolare chiamata “marginazione”.

Attraverso la marginazione, l’investitore privato può assumere posizioni rialziste (long) o posizioni ribassiste (short), investendo soltanto una parte della liquidità necessaria, ossia il margine di garanzia richiesto per il particolare strumento.

Tale margine viene “congelato” sul conto corrente dell’investitore, cioè non è utilizzabile fino alla chiusura della posizione aperta in marginazione.
Si sfrutta così l’effetto leva, in quanto il controvalore dell’operazione è maggiore rispetto al capitale, il margine, in nostro possesso che abbiamo effettivamente investito: in questo modo possiamo moltiplicare il rendimento percentuale (positivo o negativo) dell’operazione.

Un esempio chiarirà meglio le idee:

dopo aver analizzato il Titolo A, riteniamo che salirà e decidiamo quindi di acquistare 5.000 azioni al prezzo corrente di 10€: il controvalore dell’operazione sarà di 50.000€ (5.000 azioni * 10€).
Il nostro broker prevede, per il Titolo A, una marginazione del 20%: sarà quindi possibile effettuare il nostro investimento avendo sul conto corrente solamente 10.000€ (50.000€ * 20%).
Questi 10.000€ rappresentano il margine richiesto che sarà congelato sul conto corrente per tutta la durata dell’investimento.
Come previsto il Titolo A sale a 10,50€ e noi decidiamo di venderlo: 5.000 azioni*10,50€ =52.500€, realizzando un profitto di 2.500€ (52.000€ – 50.000€), al lordo delle commissioni, dell’eventuale tobin tax e delle imposte sul capital gain.
Il rendimento sul nostro capitale così ottenuto è del 25% (2.500€/10.000€).
Se avessimo effettuato la stessa operazione utilizzando solamente il nostro capitale di 10.000€, avremmo realizzato un rendimento del 5%.
Tramite la marginazione, abbiamo quindi usufruito di una leva finanziaria pari a 5.
 

Come accennato precedentemente, la marginazione può essere utilizzata sia per operazioni rialziste (long) che per operazioni ribassiste (short).

Operare long utilizzando la marginazione

Significa acquistare un titolo con l’utilizzo di una sola parte (il margine) della somma necessaria a regolare l’operazione: tecnicamente il cliente presta al broker i titoli oggetto dell’operazione marginata, ricevendo in cambio l’importo in denaro necessario per effettuare l’acquisto (pari alla differenza tra in controvalore totale dell’operazione e il margine di garanzia prestato).

Esempio:
acquisto di 3.000 azioni Fiat Chrysler Auto, al prezzo di mercato di 13€, utilizzando una marginazione del 10%:
il controvalore dell’operazione è di 39.000€, ma la somma di denaro che investirò, il margine, sarà di 3.900€ (39.000€ * 10%).
Questi 3.900€, pur rimanendo sul conto corrente, saranno resi indisponibili dal broker, per tutta la durata dell’operazione.

Operare short utilizzando la marginazione

Consiste nella vendita di titoli, effettuata senza averne la disponibilità (la così detta vendita allo scoperto), impegnando una parte (margine) dell’intero controvalore della vendita:
tecnicamente il broker presta al cliente i titoli necessari per effettuare la vendita, ricevendo in cambio un importo pari alla somma del controvalore della vendita e del margine.

Esempio:
vendita allo scoperto (cioè senza esserne in possesso) di 10.000 azioni Enel al prezzo di mercato di 4€, utilizzando una marginazione del 15%:
il controvalore della vendita ammonta a 40.000€, il margine che devo prestare per poter effettuare quest’operazione è pari a 6.000€ (40.000€ * 15%).
Sul nostro conto corrente sarà addebitato il risultato della vendita, ossia i 40.000€: tale somma, insieme al margine di garanzia prestato, sarà resa indisponibile per tutta la durata dell’operazione.
 

Esistono due tipi di marginazione, con i quali possiamo effettuare operazioni long o short:

Marginazione Intraday (MI)

Prevede la chiusura obbligatoria della posizione marginata entro la fine della giornata borsistica in cui è stata aperta (in particolare ciascun broker stabilisce l’ora entro cui la posizione aperta in MI va chiusa).
I margini richiesti generalmente sono inferiori rispetto a quelli necessari per operare overnight: alcuni broker prevedono dei margini fissi per ciascun titolo; altri invece consentono al cliente la scelta del margine, entro una forchetta percentuale stabilita (ad esempio tra il 5% e il 50% del totale necessario per aprire la posizione).
Non prevede costi aggiuntivi oltre alle commissioni standard di negoziazione.

Marginazione Overnight o Multiday (MO)

Permette di tenere aperta una posizione anche per diversi giorni (generalmente entro comunque un massimo di giorni stabilito da ciascun broker).
Qui i margini richiesti sono maggiori rispetto a quelli previsti per la MI.
Alcuni broker stabiliscono un’ora precisa della giornata borsistica (generalmente verso fine seduta) oltre la quale non è più possibile aprire posizioni in MO.
Per quanto riguarda i costi, oltre alle commissioni standard di negoziazione, va aggiunto il tasso di interesse per il prestito della liquidità (nel caso di operazioni long) o dei titoli (nel caso di operazioni short). Tale tasso, stabilito dal broker, sarà addebitato sul conto corrente alla chiusura dell’operazione.
I margini richiesti possono variare da ciascun broker e da titolo a titolo: generalmente sul sito internet di ciascun intermediario è possibile trovare tutte le informazioni necessarie circa gli strumenti finanziari su cui è possibile operare in marginazione.
Inoltre alcuni broker prevedono dei margini fissi per ciascun titolo;
altri invece consentono al cliente la scelta del margine, entro una forchetta percentuale stabilita (ad esempio tra il 5% e il 50% del totale necessario per aprire la posizione).

Passare da MI a MO

Può capitare di aprire una posizione in ottica intraday per poi cambiare strategia, decidendo, nel corso della giornata borsistica, di voler andare overnight.
Se la posizione è stata aperta fin dall’inizio in MO, non vi è alcun problema.
Viceversa se inizialmente abbiamo aperto la posizione in MI, per poter andare overnight dobbiamo passare a MO.

Alcuni broker non prevedono il passaggio automatico da MI a MO:
occorre chiudere la posizione aperta in MI (con conseguenti commissioni di negoziazione) ed aprirne subito dopo un’altra in MO (con ulteriori commissioni di negoziazione).
Ovviamente dobbiamo essere sicuri di avere sul conto corrente la liquidità necessaria per sostenere il margine overnight (che ricordo essere sempre maggiore rispetto a quello previsto per operazioni intraday).
Se una posizione aperta in MI non verrà chiusa entro l’orario stabilito dal broker, verrà chiusa d’ufficio dall’intermediario con addebito di una penale.

Altri broker invece prevedono il passaggio automatico:
quando si apre una posizione (entro l’orario stabilito per la MI), viene impegnato il margine previsto dalla MI; superato l’orario oltre il quale la posizione intraday dovrebbe essere chiusa, nell’inerzia del cliente, viene fatto un adeguamento sul margine, aumentandolo all’importo previsto per la MO.
Anche qui è necessario avere sul conto corrente la liquidità necessaria a sopportare il margine maggiore previsto dalla MO, altrimenti non vi sarà alcun passaggio automatico: il broker chiuderà d’ufficio la nostra posizione, addebitandoci una penale.
 

Stop loss automatici

Se operiamo utilizzano solo il nostro capitale (quindi senza far ricorso a leva finanziaria), siamo liberi di gestire la posizione come meglio crediamo, senza alcun limite imposto dal broker.
Esempio: se io acquisto azioni Unicredit per un controvalore di 50.000€, utilizzando solo ed esclusivamente soldi miei, posso gestire l’operazione nella più totale libertà. Se Unicredit inizia a scendere, io posso continuare a tenere aperta l’operazione, subendo anche grosse perdite potenziali, in quanto convinto che il destino di Unicredit sia quello di risalire e portarmi in fine al guadagno.

Se invece operiamo utilizzando la marginazione, il broker stabilisce uno stop loss automatico (noto fin dall’apertura della posizione): nel caso di un andamento particolarmente sfavorevole della posizione aperta, raggiunto il livello di stop loss stabilito, il broker chiuderà d’ufficio la nostra operazione.

Le modalità con cui vengono applicati gli stop loss automatici variano da broker a broker:

  • in alcuni casi lo stop loss è una soglia di perdita percentuale stabilita sin dall’apertura della posizione e commisurata all’ammontare del margine prestato (in ogni caso la perdita percentuale alla base dello stop loss non eccede mai l’ammontare del margine prestato);
     
  • in altri casi invece lo stop loss scatta quando la perdita potenziale è pari al margine prestato. 
    Qui occorre introdurre il concetto di “margin call”:  si va in margin call quando, a causa di un andamento particolarmente sfavorevole della pozione, la perdita potenziale sta per superare l’ammontare del margine prestato; il broker chiederà quindi al cliente di reintegrare il margine (tramite il versamento della liquidità necessaria), oppure di  liquidare tutto o parte della posizione, pena la chiusura automatica dell’operazione e il pagamento di una penale.