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I futures: cosa sono e come funzionano

05 Febbraio 2018
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I futures sono titoli che “derivano” la loro esistenza da altre attività finanziarie; in particolare il loro valore deriva dal prezzo di mercato di un titolo sottostante, come azioni, indici, valute, tassi, commodities.

Il futures è uno strumento derivato costituito da un contratto a termine standardizzato, relativo ad un’operazione di acquisto/vendita di una merce o attività finanziaria (sottostante) in una data futura, ad un prezzo fissato al momento della stipula del contratto.
Le controparti che sottoscrivono un futures si impegnano a scambiarsi, in una data prefissata e ad un prezzo definito dal contratto (futures price), l’ammontare di strumenti finanziari o di uno specifico bene reale sottostante al contratto, il cui prezzo si forma sul relativo mercato.

Chi acquista il futures assume una posizione lunga ovvero long; egli deve acquistare, a scadenza, l’attività sottostante al contratto, oppure può chiudere la propria posizione vendendo un futures analogo a quello acquistato, prima della scadenza. Analogamente, chi vende un futures assume una posizione corta ovvero short e si impegna a consegnare a scadenza l’attività sottostante, oppure chiude la propria posizione prima della scadenza acquistando un contratto analogo a quello venduto.
Un aumento del prezzo del future genera profitti per chi assume una posizione lunga e perdite per chi assume una posizione corta.

La caratteristica che rende allettanti i futures per gli speculatori è l’altissima leva finanziaria, intrinseca dello strumento.
L’operatività in futures è infatti caratterizzata dal cosiddetto sistema di margini, secondo cui l’investitore che sottoscrive un contratto future deve depositare, per mezzo di un intermediario detto clearing member, una somma cauzionale (margine iniziale o di garanzia), a garanzia dell’adempimento a scadenza.
Il margine è una percentuale limitata del controvalore del sottostante, che varia dal 2% al 30%, a seconda del futures negoziato e del tipo di operatività intrapresa (intraday o multiday).

Altra caratteristica fondamentale dei futures, che li differenzia da altri strumenti “classici” come ad esempio le azioni è che il regolamento dei profitti e delle perdite avviene su base giornaliera: alla chiusura dei mercati di ogni singola giornata borsistica, i profitti potenziali vengono immediatamente liquidati e specularmente le perdite potenziali vanno immediatamente saldate. È quindi importante capire che il margine versato inizialmente non necessariamente rappresenta la massima disponibilità liquida necessaria alla gestione di una posizione in futures dall’inizio alla fine.

Per cercare di spiegarmi meglio, occorre introdurre il concetto di Clearing House. La Clearing House, detta anche stanza di compensazione, è un’agenzia o una società indipendente, responsabile di assicurare il corretto funzionamento di un mercato dei derivati.

In Italia le funzioni di Clearing House sono assolte dalla Cassa di Compensazione e Garanzia (CC&G), società per azioni facente parte del Gruppo London Stock Exchange. La CC&G funge da sistema di garanzia come controparte centrale per i mercati azionari, obbligazionari (titoli di stato) e dei derivati italiani.
In pratica la CC&G elimina il rischio di controparte, agendo come buyer nei confronti dei seller e viceversa, garantendo il buon esito dei contratti.
La sua attività è posta sotto la vigilanza della Banca d’Italia e della Consob, che ne approvano il regolamento.
Il ruolo della Cassa di Compensazione è quindi quello di compensare i rischi delle operazioni aperte sul mercato.

All’atto di apertura di una posizione viene perciò richiesto il versamento del così detto margine iniziale: l’entità di tale versamento è fissata dal contratto ed è una percentuale del valore nominale del contratto stesso (quest’entità è fissata in funzione della volatilità del sottostante).
Questo margine iniziale è una buona misura del rischio di una posizione da un giorno all’altro, ma affinché esso possa coprire i rischi con continuità, è necessario che venga mantenuto costante.
Sono dunque necessari i così detti margini di variazione: al termine delle contrattazioni, ogni giorno, la CC&G provvede a ricalcolare il rischio specifico di ogni singola posizione in futures.
Chi subisce perdite potenziali deve immediatamente versare un ammontare di denaro equivalente a tali perdite, così da mantenere costante il margine iniziale; chi invece sta maturando un profitto viene immediatamente saldato del controvalore di tale profitto: anche in questo caso il margine iniziale rimane costante.

Queste operazioni vengono effettuate automaticamente dal proprio intermediario finanziario, che a sua volta provvede ad effettuare analoghe operazioni nei confronti della Cassa di Compensazione d di Garanzia.
La CC&G si pone dunque come controparte di tutte le operazioni in derivati aperte in un dato momento.
In pratica in uno scambio avvenuto su un futures, il compratore e il venditore non sono legati tra di loro, bensì sono entrambi legati alla CC&G, che giornalmente provvede a prendere denaro da chi detiene posizioni in perdita e a versare denaro a chi detiene posizioni in profitto.

Il versamento di margini è richiesto dal regolamento dei mercati, è quindi obbligatorio. Se ad una certa chiusura dei mercati, sul proprio conto non si dispone di liquidità sufficiente per integrare i margini richiesti, l’intermediario è tenuto a segnalare l’ammanco al cliente (la così detta “margin call”); nel caso quest’ultimo non provveda tempestivamente a versare la somma necessaria per rientrare nei margini, l’intermediario ha la facoltà di chiudere d’ufficio le posizioni fino al rientro totale dell’ammanco.

Un esempio chiarirà meglio le idee, prendiamo in esame il futures FTSE/Mib, quotato sul mercato domestico IDEM.

Le caratteristiche principali del contratto, che in questa sede interessano, sono:

  • Sottostante: indice italiano FTSE/MIB, il paniere delle principali 40 blue chip italiane.
  • Quotazione: in punti indice
  • Valore di un punto indice (moltiplicatore del contratto): 5€
  • Dimensione del contratto: prezzo del futures moltiplicato per il valore di un punto (esempio: prezzo del futures 22.800 punti * 5€ = 114.000,00€ )
  • Movimento minimo di prezzo (tick): 5 punti indice (25€)

Supponiamo di voler acquistare un contratto di questo futures al prezzo di 11.000 punti, con una marginazione del 15%.

Il valore nominale del contratto è di 110.000€ (22.000 punti indice * 5), ma noi impegneremo soltanto 16.500€ (il margine richiesto, il 15% del controvalore del contratto).

Immaginiamo che durante la giornata il futures si sia mosso a nostro favore, chiudendo a 22.200 punti; abbiamo quindi un guadagno lordo di 200 punti, ossia di 1.000€  (200 punti * 5€). Questi 1.000€ ci verranno addebitati sul nostro conto corrente, indipendentemente da fatto di avere ancora aperta la nostra posizione.

Supponiamo adesso il caso opposto: il futures si è mosso contro di noi, chiudendo a 21.800 punti. Questa volta, in chiusura di giornata avremo una perdita di 1.000€: sul nostro conto corrente sarà quindi sottratta una cifra pari a tale valore, indipendentemente da fatto di avere ancora aperta la posizione. Se sul conto disponessimo solo di 16.500,00€, saldata la perdita, rimarremmo con 15.500€, ossia andremmo in margin call, in quanto non saremmo in grado di coprire il margine richiesto. Sarà quindi nostro obbligo versare la cifra necessaria per coprire il margine, pena la chiusura d’ufficio della posizione da parte dell’intermediario finanziario.

Dall'esempio sopra riportato si può comprendere come funziona il sistema dei margini e la leva finanziaria collegata ai futures. Altra cosa che può balzare agli occhi è che questi strumenti derivati non siano quotati in valuta, ma bensì in punti indice. Per estrapolare il valore nominale, ossia il controvalore economico rappresentato da ciascun contratto, occorre fare il prodotto tra il prezzo del futures (espresso in punti indice) e il suo moltiplicatore (espresso in euro, fisso e stabilito per ciascun tipo di futures).

Come già accennato, i margini richiesti per acquistare/vendere un contratto futures variano, a seconda della dimensione del contratto, del tipo di operatività (intraday o multiday), del broker o banca di cui ci si serve, tutte infromazioni reperibili, normalmente, sul sito web di ogni intermediario.